Sfogliando i volumi de l’Enciclopedia dedicata ai Ragazzi, edita da Arnoldo Mondadori negli anni ’40, una bella dote transgenerazionale ricevuta dal ramo Mian della mia famiglia, scopro sempre nuove filastrocche e favole scritte da autori più o meno irriverenti, create nel passato ma ancora piuttosto attuali. Prendete questa, ad esempio. Si intitola “Il moretto” e nasce dalla fantasia di un certo Enrico Hoffman, ottocentesco medico tedesco, autore – tra le altre rime – di “Pierino il porcospino”, personaggio piuttosto noto. Il dottore in questione si divertiva a raccontare storielle ai bambini, per dilettarli ma anche per educarli alle regole della buona convivenza.

Più nero della pece e del carbone
va passeggiando al Sole un morettino
che però tiene aperto l’ombrellino
per via di non guastar la carnagione.
Ed ecco verso lui Gigi s’affretta
spiegando al vento la sua bandieretta;
ecco Maso col cerchio e, più lontano,
ecco Pierin con la ciambella in mano.
E gridan tutti e tre: “Ma questo è un mostro
che è tinto con la pece e con l’inchiostro!”
E senza punto garbo né rispetto
danno la baia al povero moretto.
Ma il gran mago Niccolò
vide il caso e si sdegnò.
Prese un grande calamaio,
venne e disse: “A questo guaio
rimediar presto bisogna.
Via, ragazzi, è una vergogna
canzonare quel moretto!
Ma che colpa ha il poveretto
se la pelle scura scura
ha sortito la Natura?”
Ma nessun si dà pensiero
del rimprovero severo,
e del mago alla sgridata
fanno tutti una risata.
Disse allora Niccolò:
Ben pentire vi farò!
E allungando le gran braccia
i tre bimbi per la faccia
in un attimo agguantò
nell’inchiostro lì tuffò,
e li tenne fermi e stretti
nonostante gli sgambetti.
Poi li trasse e disse: Andate!
ora al moro somigliate;
anzi, a dirla qui fra noi,
i più neri siete voi!
Mogi, mogi, scorbacciati,
neri neri diventati,
vanno i tre dietro al moretto,
con grandissimo dispetto.

