L’angelo di sangue. Gli angeli di Torino sono giovani fragili. Ragazze e ragazzi alle prese con le sfide della vita. Alcuni, come Alberto e la sua compagnia di amici, si dilettano a inventare sfide pericolose e si perdono nel piacere chimico. Altri sono attratti da una psicosetta creata da Salvatore Regis, alias il Maestro. Metatron è il nome della comunità che occupa una villetta alle pendici del Musinè. Che cos’ha spinto Michael, Uriel e Gabriel, tre bellissimi adolescenti, a lasciare le rispettive identità per abbracciare i comandamenti del Maestro? Che cosa sta accadendo a Raffaella Montedori, ventenne paziente dello psicologo Daniel Viola, che entra in contatto con le manipolazioni di Metatron? È davvero un femminicidio la scena alla quale il dottore assiste nel corso di una seduta online bruscamente interrotta? In una città che si prepara a festeggiare il Natale, qualcosa di molto malvagio sta per accadere. Daniel e la sua compagna Greta Pietropaoli dovranno fare i conti con il Male, sempre capace di assumere forme imprevedibili e accattivanti.
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2024
Le signore dei giochi. Una notte di giugno, un bosco delle valli di Lanzo. Greta Pietropaoli corre a perdifiato. Ferita al ventre, è inseguita da qualcuno che vuole ucciderla. Due settimane prima, la vita di tre signore torinesi, sensitive note con il nome di ziette, viene sconvolta dall’entrata in scena di un documento del 1995. Da quel momento, il nome di Eva Amariei sarà il filo rosso sangue che attraversa le loro esistenze.
A chi può interessare, quasi trent’anni dopo, svelare o nascondere il destino di una donna «invisibile»? Che rapporto hanno con la maternità le protagoniste – chi ha perduto un figlio, chi non ha alcuna intenzione di generare, chi farebbe qualsiasi cosa per potersi dire madre, chi sta per partorire? Le ziette e la stessa Greta saranno coinvolte in strani, crudeli accadimenti.
«Correre senza voltarsi indietro. Correre nonostante il dolore era l’impresa più ardua che avesse mai compiuto. Ogni movimento accendeva nel ventre una serie di fitte così acute da percepire il riverbero dentro le ossa, lungo le pieghe del cervello che sembrava tentasse di scappare dal cranio e pulsava e batteva contro la fronte come un lupo rabbioso in una gabbia.
Solo un paio di passi, dopo di che l’ombra assassina l’avrebbe raggiunta, penetrando nella pelle con lame scintillanti al posto delle dita. Augurò a se stessa una fine rapida, simile a quella che la volpe regala alla lepre azzannata alla gola, tremante tra le fauci del predatore.
Eppure, lo spirito indomito che da sempre la caratterizzava spinse Greta a dar fondo alle ultime energie per distanziare il demone inseguitore. Non ebbe il tempo di felicitarsi del risultato, poiché cadde con un tonfo sul terreno già intriso della pioggia che aveva cominciato a cadere copiosa. E il mondo si fece tenebra.»
Fra esoterismo e mito, un noir senza tempo che si tinge di sfumature horror. Tra Jung e Hitchcock, Dario Argento e Fruttero&Lucentini. Originale, incalzante, crudele.
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2023
Il corpo crudo. Chi ha ucciso il geniale e spudorato Bruno Sirio, alias Dio+, fotografo-artista di fama internazionale le cui opere, contese dai collezionisti, danno regolare scandalo sulla stampa specializzata e non? E soprattutto chi, nella sua casa-studio torinese, ha voluto ammazzarlo in quel modo così efferato e simbolico? C’entra qualcuno della sua variegata «corte», costituita soprattutto da rappresentanti del «gentil sesso», usate e poi abbandonate dall’artista? Oppure l’assassino va cercato altrove, magari nel fazioso ambiente dell’arte contemporanea?
«Il fotografo Bruno Sirio, conosciuto e apprezzato dai cultori e dalla critica internazionale con lo pseudonimo di ‘Dio+’, era lì, stecchito. Aveva saldato il conto al ristorante della Nera Signora. Senza dubbio una cifra salata, a giudicare dall’entità dei danni. Se il fattore chiave del colpo di grazia non era ancora evidente, di certo qualcuno si era preso la briga d’ingozzare l’artista di disgorgante, conficcando la Sturatutto Magic Bottle dentro la sua bocca corrosa. Era inoltre più che evidente un altro bizzarro elemento: mancava all’appello il membro virile dell’uomo, organo che a una prima impressione sembrava essere stato strappato via dal perineo. ‘Ma che razza di animale potrebbe fare una cosa simile? Un lupo mannaro, dico io’, ironizzò il patologo, perdendo l’appetito al montare del ben noto dolore che gli afferrava i testicoli.»
Tanta brutalità nasconde un crimine passionale o dietro quella violenza c’è altro – interessi economici, invidie professionali, un odio patologico per il corpo di un genio che sfrutta i corpi delle sue «vittime» artistiche per esprimere la propria paranoica, oltraggiosa visione del mondo? Un romanzo folgorante. Un noir al femminile che è un viaggio alla radice delle nostre paure più ataviche. Nei recessi più inconfessabili del pensiero. Dove i confini tra normalità e psicopatologia sono tanto labili da annientare la distinzione tra mente umana e ferina.
“Le colpe del padre non ricadranno sul figlio” afferma Arturo Colzi in un raro momento di lucidità, ma è forse troppo tardi?
Nell’arido regno della demenza che gli sta cancellando le parole, l’imprenditore scorge un nesso, una via di uscita e la offre al giovane Riccardo, affinché questi possa cogliere barlumi di coscienza e trovare il coraggio di vivere la propria omosessualità.
“Non è colpa mia” è un romanzo di formazione affettiva ‘nonostante’ le ombre della tradizione, un’educazione all’indipendenza di spirito al di là del conflitto con sé stessi e con le figure genitoriali.