MATRICI DEL MIO SEME PAGANO

PADREPANE / scritto il 2 settembre 2026


Oggi sarebbe stato il tuo compleanno. Resta la malinconia di settembre. Resta la gioia della frutta sugli alberi. I fichi, l’uva, le sensazioni e una dose virale di affanno permangono al tatto.
Oggi e ieri, ogni tanto ti penso e ancora un po’ piango.
«Sorrida, bella signora» mormora una vecchia strega al cimitero. Avevo chiesto un segno ed ecco, è arrivata: la magica parola.
Sei sempre stato pagano dietro la maschera del cattolico convinto a bacchettare, sei stato voce che canta nel bosco, creta e cucina, materico banchetto.
Sei stato sostanza senza dogmi, là in fondo, dentro.
Questo ho ereditato.
Questo è il nucleo.

*

Dedico parole a mio padre. Un rapporto non facile – in vita. Adesso che non è più materia mi accorgo di percepire connessioni sensibili, arcobaleno di luci e raggi di sole.

Ascolto il Sole che definisce le ombre. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con la notte. Quando ero piccola parlavo con il buio. Da ragazzina tracciavo mappe identitarie sulle pareti della mia stanza: a Nord, la modella alla moda, lineare Lume di Ragione; a Ovest la Regina Luna Nera, sguardo di bistro e artigli affilati, Carmilla che brama il sangue e grida ogni minimo dolore; a Sud la gioia ambita; a Est quella che sarei stata: completa.

Gita nelle Valli di Lanzo. Il sentiero delle Masche, le streghe piemontesi.
Masche, diavoli, folletti erano i protagonisti delle storie narrate intorno al fuoco nelle sere invernali delle antiche valli. Uomini e donne si ritrovavano per le “veglie” – ah, i racconti della scrittrice Maria Tarditi appartengono a tutto il Piemonte! Le donne filavano, gli uomini fumavano e tra una caldarrosta e un bicchiere di vino prendevano vita i racconti stregati.
C’erano una volta due Masche che al chiarore della Luna piena ballavano come matte sotto forma di volpi. Un cacciatore che passava di lì – passano sempre, questi maledetti, là dove la natura è libera e serena – sparò alle volpi.
Si udì un grido acuto, un urlo di dolore.
Il cacciatore si spaventò e scappò come un fulmine.
Il giorno dopo si venne a sapere che nella borgata Garigliet una donna era morta per un colpo di arma da fuoco.
Ora.
CHI È IL DIAVOLO IN QUESTA STORIA?
Il cacciatore o la Masca volpe?
Io non ho dubbi.
Dobbiamo rivedere due cosette rispetto alle fiabe e alle leggende.
Dobbiamo recuperare il senso della totalità.

Siamo come minimo doppi. La bellezza del sentirsi in quattro fa la differenza. Siamo Ombra e Sole, Luna e Mondo.

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