PADREPANE / scritto il 2 settembre 2026
Oggi sarebbe stato il tuo compleanno. Resta la malinconia di settembre. Resta la gioia della frutta sugli alberi. I fichi, l’uva, le sensazioni e una dose virale di affanno permangono al tatto.
Oggi e ieri, ogni tanto ti penso e ancora un po’ piango.
«Sorrida, bella signora» mormora una vecchia strega al cimitero. Avevo chiesto un segno ed ecco, è arrivata: la magica parola.
Sei sempre stato pagano dietro la maschera del cattolico convinto a bacchettare, sei stato voce che canta nel bosco, creta e cucina, materico banchetto.
Sei stato sostanza senza dogmi, là in fondo, dentro.
Questo ho ereditato.
Questo è il nucleo.

*
Dedico parole a mio padre. Un rapporto non facile – in vita. Adesso che non è più materia mi accorgo di percepire connessioni sensibili, arcobaleno di luci e raggi di sole.

Ascolto il Sole che definisce le ombre. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con la notte. Quando ero piccola parlavo con il buio. Da ragazzina tracciavo mappe identitarie sulle pareti della mia stanza: a Nord, la modella alla moda, lineare Lume di Ragione; a Ovest la Regina Luna Nera, sguardo di bistro e artigli affilati, Carmilla che brama il sangue e grida ogni minimo dolore; a Sud la gioia ambita; a Est quella che sarei stata: completa.
