
Lo spirito piratesco, per come lo intendo io, ha permeato le rivoluzioni delle donne, accendendo gli sguardi e dando il via ai cori che avrebbero risvegliato le coscienze negli anni Settanta, un’epoca in cui le nonne, le mamme e le figlie hanno cominciato a sgranchirsi le membra per arrembare la società. Erano parecchio bucaniere, nell’animo, quelle lì, le femministe che ho conosciuto io. Signore che spezzavano qua e là secolari catene di aspettative e pretese maschili, attizzando un fuoco che avrebbe dato modo alle donne della mia generazione di vivere poi consapevolmente le proprie avventure indossando ruoli autorevoli anche in ambienti patriarcali, memori dei cori che si erano levati per le strade al ritmo di un tremate, tremate, le streghe (e le piratesse) son tornate.
Oggi è più semplice, qui in Occidente per lo meno. Possiamo presentarci al mondo così come siamo: non solo brave bambine, non solo principesse e fatine ma anche e soprattutto maghe e fattucchiere, contrabbandiere, lune nere, e tutto ciò è possibile grazie alle piratesse che ci hanno precedute, alle coraggiose nonne e mamme che hanno lottato per la riappropriazione del corpo, per definire le politiche della maternità, per aprire spazi a misura di donna nella vita quotidiana.
Lo sviluppo psichico di maschile e femminile a livello profondo avviene lungo un percorso a tratti comune, differenziato non per genere ma per esperienze individuali, aprendo ambienti relazionali nei quali ogni singolo umano evolve, con svariate digressioni e ostacoli, con distanze e divergenze ma anche con somiglianze. L’emergere della simbolica femminile — che appartiene a tutti, come elemento collettivo — dal pensiero patriarcale somiglia un po’ alla dea Minerva che nasce dalla testa di Zeus.
Il femminile però è molto più variegato di così: è Estia e Artemide, Afrodite ed Ecate, è Demetra, ma anche Core/Persefone. Il femminile archetipico raccoglie i volti e le voci di Donna in luci e ombre, e dalla metà del Novecento in poi nel mondo laico occidentale sono state incise diverse tacche a favore della poliedricità del caso, non solo a livello sociale, ambito utile per concretizzare i diritti delle donne, ma anche dal punto di vista immaginativo: una ‘assunzione’ di grande importanza, per esempio, riguarda il dogma cattolico della Assunzione di Maria, impossibile solo un secolo prima. Adesso, per chi ci crede, persino la Vergine siede accanto a Padre, Figlio e Spirito Santo. Era ora, direte voi lettori e lettrici fan degli arrembaggi in ogni direzione. Che fatica, però!
Antiche e nuove figure fungono a tutte noi da modelli; sono ritornate in auge le dee dal mito e dalle religioni del mondo, ma anche dalla Storia umana, vestendo nuovi abiti per esprimere lo Spirito dei Tempi Moderni. Le amazzoni, per esempio, permeano l’immaginario delle donne più giovani e si ritrovano persino nei cartoni animati. Lilith l’oscura, la trasgressiva Eva, le regine e le eroine storiche compaiono come protagoniste nei testi di critica femminista, nei libri di Psicoanalisi, nei saggi di filosofia, nelle serie su Netflix, con sempre nuovi filoni che puntano a riscattare donne di tutti i tempi e di tutti i paesi, dando spazio a ciò che di grande o di piccolo queste figure hanno creato.
Un esempio attuale?
Storie della buonanotte per bambine ribelli, il bel libro di Elena Favilli e Francesca Cavallo, in due volumi (Mondadori), con ben cento storie di piratess… ehm, di donne importanti e rivoluzionarie. Era impensabile, un testo dal genere, persino all’epoca dei Quindici, quando era però più facile trovare sugli scaffali delle librerie una serie di biografie illustrate, le storie dei grandi condottieri, dei cavalieri, degli eroi maschi. Erano presenti in modo superficiale, le biografie di eroine, nella Enciclopedia Mondadori del 1949, in esigui capitoli dedicati alle grandi donne della Storia. Storie di donne e miti del femminile in tutto il mondo hanno
aiutato la nostra mente e oggi stimolano, accrescono quella delle nostre figlie. Le biografie al femminile dovrebbero essere materia scolastica per tutti, dico io — che son piratessa al cento per cento — e per me il leggere la biografia di Lou-Andreas Salomè, Mia sorella mia sposa, e i Diari di Anaïs Nin fu un grande nutrimento, la spinta iniziale alla libertà.
- Quindi: piratessa per me è uguale a ribelle, trasgressiva rispetto alle aspettative
imposte, avventuriera avventurosa, curiosa e forte, veloce nel pensiero e nella penna, e chi più ne ha più ne dica. *
(dalla mia prefazione a Come diventare un pirata, Golem Edizioni)













