INNAMORARSI DI NAPOLI | di Ercolano e Pompei

* Inevitabile colpo di fulmine a ciel sereno nel vento caldo della sera sul Tirreno. Un amore marinaio tatuato, scritto e riscritto sul muro sbrecciato. Un amore bollente al cuoppo di mare, un ciuffo scugnizzo, un verso da cantare.

* Inesorabile attacco pirata che Napoli spacca a metà, una serenata al respiro affannato, vorace, poco forbito, sfacciata città. Un pirata a piedi nudi e nudo ventre, un Cristo s-velato. Un pirata di sangue santo, di teschi in ascolto, di ex voto alla Dama del bianco sepolcro. Una pirateria alla brace di forno, un pomo rosso fuoco di lava e d’incanto – a contorno.

* Bellezza sfregiata, magica malìa. Bellezza che afferma la libera via.

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A proposito di Ercolano e Pompei

Perché la psicologia per me è aprire le ostriche e pulire le perle, cioè (metaforicamente) recuperare e portare alla luce e indossare quotidianamente la vita dell’immaginazione che può non redimere la tragedia, non lenire la sofferenza, ma può arricchirle e renderle più tollerabili, interessanti e preziose.
(James Hillman, in: R. Mondo, L. Turinese (a cura di), Caro Hillman… Boringhieri)

Il mio cuore tra le pietre antiche. I miei occhi dentro la Storia. Quell’immagine dolce e dolente che permea la mia anima. La facoltà innata della visione: ascolto voci, vedo volti, riconosco vissuti in ogni angolo, dietro ogni soglia. Io c’ero quando il Vesuvio ha divorato il mondo. Ero la fanciulla in fuga, il cane alla catena. Immedesimarsi è un’arte che non produce niente: è il profondo sentimento dell’essere ovunque.

*

Ogni luogo ha un’anima. Ci sono luoghi dove l’anima è tutto il mondo. Ci sono posti così commoventi da destare in noi nuovi mondi. Ci sono luoghi malinconici che cantano un canto tragico e al contempo danno alla vita un abbraccio poetico e tu dici siamo qui, noi, ora, e possiamo essere.

«Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia ai posteri. Non ho visto finora cosa più interessante di quella città.»
(Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)

“Occorre far vivere le immagini, perché le immagini, e specialmente le immagini di animali, sono figure di dèi: sono viventi, ci parlano. (…) Quel serpente che viene nel mio sogno è innanzitutto un serpente, prima di essere un’altra cosa. Ascoltiamo allora cosa ha da dirci.” (James Hillman in: L’immaginale, n.8, anno V)

[Pompeii, luglio 2026, ph. L. Borgna]

C’erano gli animali a Pompei.
C’erano i cani alla catena, rei
d’aver difeso la casa umana
di non aver scavato tana
che fosse un po’ meno aperta
per scampare a morte certa.
Gli animali vittime a Pompei
misconosciuti dagli dei
non son compianti, nel letale
danno per mano naturale.
Cavalli, conigli, stormi alati
pavoni, cinghiali e altri ungulati.
Cancellazione umana-animale
per causa infuocata naturale
niente a che fare con altre
moderne devastazioni sorte
per via del vulcano affamato
nel cuore dei capi di stato.
Però quando un popolo intero
di colpo non esiste più è vero
che penso al senso unico Vita
una strada che scende in salita.
E alla fine è quel cane alla catena
il saggio che già conosce la pena.

V. Pompei, luglio 2026.

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