LA FIGLIA DI CIRCE – O: DELLE ARTI DELLA MAGA NELL’ODISSEA
All’epoca di Ulisse l’uomo aveva una necessità: quella di domare la natura selvaggia, per cui l’eventualità di una trasformazione da essere umano a “bestia” era certamente una regressione agli istinti, al mondo dell’inconscio, in un momento di sviluppo culturale fuori dall’abbraccio di Madre Natura. La Neocorteccia è una conquista evolutiva. Oggi che abbiamo abbondantemente razziato la terra e ci siamo fatti largo come bulldozer sui territori delle altre specie viventi costruendo il nostro illimitato e pretenzioso ambiente, l’arte di Circe sarebbe un dono miracoloso e utilissimo.
Ipotizziamo che Cassifone, figlia di Circe e di Ulisse, possa aver ereditato dalla mamma la capacità di mutare l’umano in animale. Avrà ucciso veramente il fratello-sposo Telemaco e il padre Ulisse? Ipotizziamo per un attimo di no. Ne nasce una favola dedicata a tutti gli amanti della natura.
*
Ho sposato Telemaco, mio fratello
ma non uccisi né lui né il vecchio Ulisse
nonostante qualcuno di me poi disse
che porto sulle spalle magre un fardello
di violenza da rispedire al mittente
di rea vendetta dal passato al presente.
Apro la finestra e osservo il vasto prato:
son io la sola padrona del casale
nel quale vivo con più d’un animale.
In effetti, dalla mamma ho ereditato
l’arte di trasmutare gli uomini in fiere
cogliendo degli stessi le ombre vere.
Non uccido maiali e nemmeno polli
mi nutro di uova e di verdure fresche.
Lungo il sentiero semino le mie esche
per catturare cacciatori sui colli
e fare di loro elefanti, oche, buoi:
la fauna mista di tutti i paesaggi tuoi.
Perché io questo tuo mondo lo saprei
…
ripopolare
…
di animali già estinti e da cortile.
Avrei qualcosa di vitale da fare …
V. (dal mio primo testo poetico sempreverde, edito nel 2014, oggi libero da diritti)
Ci vediamo oggi pomeriggio a Costarainera per il Laboratorio di poesia oracolare con i tarocchi che condurrò all’interno del Festival Le Muse.
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