TORINO/1
Torino sei bella – pensavo
tornando a casa dal Carrefour –
con quell’aria francese e la puzza
sotto il naso. Il mio naso annusa
il tuo odore cosmopolita
in ogni anfratto, si gode il profumo
che ha nome “le monde”
quello che i marciapiedi di San Salvario
vestono al meglio. I tuoi isolati
in armata si fan centro, snodano
vie pronte per uscire a ballare.
Il mio naso è sveglio, teso; unico senso
che mi funziona, che va a meraviglia.
E così riconosco ogni minima
variazione sul tema “cibo internazionale”
(che va cuocendo in ogni tuo angolo).
Gli ingredienti base, gli elementi
la pizza, la bagna cauda, le patatine
il kebab, le merde di cane
e di essere umano d’ogni nazionalità.
Le alghe verdi crepitano – creeping
creatures – le gru svolazzano, i corvi
gracchiano, la gente ridacchia, io scrivo
di te per dirti che oggi sei bella.
Non ti amo più in novembre
e vorrei tradirti con una città di mare
tipo Genova o Marsiglia, per capirci.
Costretta nel tuo smog che odora
di salame, passerò l’inverno a ricordare
quanto sei bella oggi pomeriggio.
In Via Ormea chiacchiero spesso
con le ragazze che sostano agli angoli
in ogni stagione – e ti respirano
senza sosta, mentre i ragazzi nerissimi
si nascondono tra le auto ogni volta
che passa e se ne va la polizia.
Non è cambiato nulla, ma tutto
proprio tutto va avanti mutando.
Ed ecco son tornata, sono con te
– e dire che un tempo fui milanese –
e allora, d’accordo, va bene: stasera
decido di decidermi a disfar le valigie.
NERONE/2
Dimmi ferro, Nerone,
bacchetta rovente per il mio barbecue
– son io la carne, sei tu.
Sul tuo sesso m’innalzo
– Santa Teresa! – sono un aliante.
Dimmi guanciale e silenzio,
velo di pube, il bacio è possesso,
amante.
Mai fu visto spettacolo più commovente.
Con un accendino potresti abbagliare
la gazza ladra, ma,
se punti il mignolo fuori città, Nerone,
vedi dodici vergini mansuete
e una tavola imbandita per l’occasione.
Siamo bambine che vanno a memoria
tra vecchi professori invasati
di nuvole e guerra, pedanti
– forse un poco pederasti.
Nerone, tu non vuoi fanciulli in rima
che bacino le strade a senso unico.
Indica et impera.
Una poesia è roba da pazzi, se appicco
io, per te,
il più devastante incendio che si possa
immaginare.
(1992)
NO MAKE-UP/3
L’intimità nei Social è il paradosso
che ci rende in qualche modo coinquilini
sempre che noi non si giochi al travestire
nomi cose città, a travisare il viso
della Persona su misura, smagliante
perfetta, senza nei, senza smagliature.
In #autoscatto mattutino sincero
ogni tanto il mio Io è favorevole
al buondì facile, al caffè virtuale.
Nonostante i malumori, il referendum
i contatti avvezzi al troppo flame, gli amici
che non vedi da anni, ma qui su Facebook
ti like-ano spesso, Verità nei Social
può accadere – come adesso a dire
guardate che il mezzo cambia, eppure
abbiamo un’anima ed è allergica al make-up.
EPILOGO
Nella barbarie collettiva gli adolescenti
(mai adulti) fanno a pezzi un’altalena
al parco giochi.
La monnezza segue al mercato
– è la legge, è l’alternanza
del dio putrescenza a bellezza.
La poesia non ci salva ma è respiro vitale.

