Ogni volta che muore un gatto, gli umani ricordano la favola delle nove (o erano sette?) vite feline. Nella leggenda di fusa risorte i padroni amorevoli trovano conforto e coltivano fantasie di reiterate carezze. Ma cosa accade quando a noi poveri illusi arriva chiaro il sentimento della fine totale, definitiva appunto? Immaginare il proprio micio defunto impegnato in una caccia alle nuvole lassù, nei prati della vita eterna può essere una soluzione. Mummificare l’animale adorato è stata l’alternativa egizia che non disdegnerei io stessa, se ne avessi il coraggio. Le metropoli contemporanee offrono un servizio di cremazione con o senza consegna di ceneri da spargere nell’aere o da conservare sulla mensola come se il caro Oscar, Oliver, Poldo, Leo o – nel mio caso – Flebo (un nome adatto al carattere del soggetto, variazione di Phevos/Febo), giunto in aereo dalla città di Atene nel lontano 2004, non fosse più che un complemento d’arredo. Quel che è certo, dico io, è che nel profondo del nostro animo siamo in lutto, ed è un sentimento forte quasi o tanto quanto la tristezza e l’inquietudine che ci coglie quando a morire è uno di noi, un caro estinto.
Nei giorni trascorsi a coccolare il suddetto Flebo in agonia ho scritto qualche verso che raccolgo qui, nello stile della lamentazione funebre. A mo’ di epitaffio aggiungo il video di “Nove vite”, già edito in questo blog – video e immagini di Ivo De Palma con traduzione inglese dell’attore e doppiatore a partire dal mio testo, tratto da Favolesvelte di Golem Edzioni, 2016.

I.
L’agonia troppo lenta
del gatto
io sto tra battute sarcastiche
degli umanoidi annoiati Social
e le ultime gocce
di pioggia
l’avvicinarsi del primo giorno
con l’astuccio nuovo
di mio figlio.
Non fa ridere la gente
in guerra
tra bianco e nero (il mondo
trema).
Barcolla un animale che soffre
così come oscilla ogni bandiera
oggi non è giornata ideale
per stendere i panni
tra l’Io e gli altri.
II.
Dal sedile posteriore
mia nonna
mi disse
“no, non è bene, bambina”
di fronte alle lacrime
per un cane
ché io non piangevo
per Alfredino
caduto dentro il pozzo
a Vermicino.
“Io volevo bene a Billy!”
risposi
ferita dalla sua indifferente
propensione alla regola ferrea
della tristezza sentimentalmente
scorretta
e di quella bene educata.
Non riesco a consolarmi per
un gatto
la cui morte mi riattiva altre morti
spalancando cassetti e sicurezze
nella banca rapinata del Tempo.
R.I.P. caro F.
Valeria/settembre 2017