Il piccolo dizionario delle visioni di un animo errante tra le impressioni estetiche – e l’estasi delle sensazioni. Un pensatore intimista che, se lo si potesse definire ‘sentimentale’, dipingerebbe intingendo la penna direttamente nel sangue pompato dal cuore.
Il “Visionario illustrato” compare come appunti di viaggio, un album fotografico nel noto Social Network conosciuto come Faccia Libro.
Le illustrazioni inserite qui sono nuove tracce emerse dal magma nel quale ha casa il Visionario, pennellate che egli dedica all’autrice che lo invoca quotidianamente.

VBM/matite
LETTERE A/M
1./A. – ALCHIMISTA
Autunno è d’oro ma lo cerchi nella feccia, tra le foglie scomposte, i capelli al vento. Non conosco il nome d’ogni soffio che aggrovigli i piani e rimescoli le carte, eppure io sono cosciente del lento cadere di granelli di sabbia nella coppa.
Agrumi spaccano il colore previsto, così come i vermi pasteggiano tra le carni d’un sogno defunto. Ne fuoriescono grassi e lucenti, degni d’essere colti dal più bello tra gli uccelli.
Aspettami.
“Aurum nostrum non est aurum vulgi” – il nostro oro, fratello, non è la stessa brama che attanaglia il mondo. Lo trovi nelle cose maledette, nei pensieri cupi, oscuri, reietti.
2./B – BAGAGLIO
Una maglia di pelle, un pacchetto di dubbi, un saio, due fogli, il segno dei folli, il marchio dei saggi. Raccolgo una penna perduta nel sogno e traccio una piccola piazza – Silente io sono nel Sol in accordo. Mi scordo di prendere un treno, distratta dal Re dell’inganno – nascondo le note stridenti. Far tardi è il mio canto, del giorno mi spoglio – Do il La a ogni passo che porta il viandante al di là del dolore, oltre il cordoglio. Sono il frutto di Hermes, son Signora che viaggia con un cuore bagaglio.
3./C – CASA
Sono isba e corro su due zampe di gallina – la stufa al centro, fuochino, focolare, acqua, acqua (im)permanente.
Se tu non fossi leggermente magico, non potresti scovarmi; non ti sarebbe facile afferrare la cima. Inutile tirare in ballo un certo grado di nomadismo – così alla moda, così tanto “cheap and chic” – quando si tratta semplicemente delle mie centomila morti e d’altrettante resurrezioni.
Un, due, tre, nel camino brucio il Re. Quattro, cinque, sei, son ben cotti gli amori miei. Sette, otto, nove, ogni notte dentro i sogni alle prese con le prove. Dieci e poi ritorno a zero, oggi qui, domani c’ero.

VBM/Lilith
4./D – DEMONE
Scrivevo – Demone è fuoco e tempere, ha voce da tenore, ha occhi enormi. Dopo le notti di incubi a infrarossi salta sul letto come un matto e vomita ideazioni continue, ruscelli colorati, fiumi in immagini che dovrei cogliere al volo.
Dio, se non avessi questo Io così pigro! Potrei incidere il flusso dentro i libri di carta carnale per non perdere nemmeno uno sguardo del mio Demone.
Vorrei diventare certosina per miniare testi con regole militaresche, organizzando con precisione l’onirica potenza satanassa.
6./E – EVOLUZIONE
Romeo canta per me l’anima viva, Dante narra moti d’affetto verso gli animali, Artù confessa gli antichi ideali, Cristo dichiara apertamente il valore del nome che porto. Lucifero sorride, ammettendo il mio ruolo in altalena tra icona e consigliera. Da quando ho preso i voti e mi sono fatta suono, ascolto una musica che va al di là del genere, riconoscendo il fratello che avevo perduto nell’anestesia del senso. Inquieta mescolanza umano-umano chiama la potenza del divino.
6./F – FEMMINA
Dell’essere androgino femmina, mercurialmente incompleta, l’errante mio spirito inquieto – penna – d’uccello che Ermete ha perduto – lemma – mancante alla bocca del muto. M’accendo per poco, mantengo il calore, se vedo che il gioco tu sai governare con anima degna del fuoco.
7./G – GIGANTESSA
Disegno una Eva più nera del mito, la Iside oscura alla guida del legno nel mare – di notte perduta. Traccio moderne fanciulle giganti che mordono mele succose al riflesso di rose lunari, tra capezzoli e rose ancor più carnali. Nera Madonna sdraiata seduce la stessa conquista dell’alba: è un dato di fatto, è questo il colore.
Se femmina re-sta re-gin(a)ecologica, solo la donna può renderla in sé un semplice atto d’amore, la riconoscenza del corpo che tra le sorelle si muove.
8./H – HOTEL
Il Visionario illustra con gusto, disegna sopra i tovaglioli nei bar, traccia con il gesso tratti di donna e i gangster uccisi negli hotel. Sogna di notte, abita il giorno e in testa a ogni istante gli squilla un cell, ma non è che lui stesso – è il Visionario – non è che la linea tra l’Es e il Self.

VBN/Scrivere a colori
9./I – IMPROVVISAMENTE
Improvvisamente tutto cambia, poiché il Tutto è un briccone che muta a proprio piacimento (invece di avvisarti prima, affinché tu ti possa preparare). Eppure, a ben guardare, le avvisaglie del nuovo brillavano da anni tra i sassi come briciole di un metallo facilmente confondibile con la pirite. Non sei stata attenta, Eva – non hai voluto vedere, Adamo – e adesso ti ritrovi un rosso amore o un oscuro tumore, un’offerta di lavoro al Polo Nord o l’eredità di uno zio d’America, oppure – ancora – la casa svaligiata perché non hai mai fatto riparare quella porta. L’improvviso è il demone che coglie impreparati coloro che non si aspettano imprevisti e puntano sempre sull’Io, convinti di poter vincere ancora. Mentre il Visionario va vivendo, egli attende l’imprevisto aspettato. Si sorprende ma non si stupisce nel trovare in fondo a un taschino la parola chiave, la soluzione a un indovinello, il cerchio nero dei pirati messi a morte o la formula dell’oro.
10./L – LIBERA
La stanza è libera, per accoglierti meglio. Sei libera mente in viaggio. Non conosco il finale della tua storia e non mento affermando che la porta di questa stanza, il soffitto viola della canzone e le pareti che non ci sono più si spostano adesso un po’ più in là, come una nave, per aprirsi al vento e solcare l’oceano di fronte alla tua intenzione di sederti qui con me a riflettere sulla libertà che la rossa libido – energia creativa e vitale – offre agli uomini e alle donne in cambio del legame tra corpo e istinto, tra carne e senso
11./M – ME
Sono qui, in compagnia di me stessa – un istante che non può dirsi narcisista. Non è un momento uroborico, bensì fecondo – come solo la Terra autunnale sa essere. È adesso. È quando il Visionario, soddisfatto di se stesso, si accontenta – si fa contento. Egli gode il momento al profumo di caffè, il ritratto di quotidiane armonie, l’aroma di una musica che accende le fusa al gatto, uno schizzo in bianco e nero – a penna Bic.
VALERIA BIANCHI MIAN/2017 @vr