
Sono riuscita a vedere una stella cadente, una sola, più brillante di tutti gli aeroplani che ho contato in queste notti, uno, cento, mille, come pecorelle per sconfiggere l’insonnia. Canicola che spezza le ossa ma non spegne il sorriso aspettando il refrigerio del tramonto.
Ho sognato il sacrificio di un cinghiale bianco: sta nell’ordine del cervo sacro, si avvicina al regno dell’unicorno, ha a che fare, direi, con il segno dello spirito. Sogno cinghiali e leggo storie di streghe, mi pongo in attesa delle giuste trame e intanto prendo nota, brucio alloro e rosmarino, purifico quarzo citrino e cristalli.
Tre volte tre ripeto i miei carmi
riposo riposo riposo
mi poso e mi sposo.








Cose che ho compreso in pochi istanti:
che il tempo crea i cerchi dell’albero e le storie ne raccontano infinite geometrie;
che se un gatto pretende di sentirsi pianta egli diventa pianta: se non sei d’accordo è un problema tuo;
che l’ignoranza a volte è un’occasione per apprendere: non essere a conoscenza della presenza di un mosaico di Chagall in un certo luogo significa stupirsi, apprezzare e imparare a riconoscere la presenza di un mosaico di Chagall in un certo luogo;
che ogni ruga è un cerchio nel tronco dell’albero della vita che ti alberga come frutto e seme del futuro;
che la Fama vince la Morte e per l’Eternità c’è ancora tempo;
che da un paesino sperduto, da un bosco di lupi può nascere un genio fecondo che trasmuta la storia dell’apprendimento e rivoluziona il suo tempo;
che i desideri hanno colori vivaci e preghiere allegre;
che un fiore e una farfalla non si lamentano del tempo che hanno a disposizione per essere presenti al mondo;
che la donna di oggi non baratterebbe la propria consapevolezza per l’innocenza di ieri.
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