LO SCRITTORE COME PERSONAGGIO E IL MESSAGGIO – riflessione/confessione

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Nel mondo contemporaneo un libro vuole farsi leggere. Di certo non è nato per stare zitto. Non è stato vestito a festa, con una bella copertina bianca e rossa per attendere in un angolo, timidamente, di essere notato da coloro che amano far la conta a nascondino. Un due tre, dove sarà il libro dal carattere più riservato che c’è?

Al sicuro sulle mensole della casa editrice sta in attesa, pronto al debutto. Chiede aiuto al suo scrittore: fammi conoscere. Lo scrittore scrive scritture di ogni genere. Scritture sagge, scritture sbarazzine. Scritture leggere e pezzi con gli occhiali, serissimi. Ma il libro ha un compito, ed è quello di essere venduto. Tutti conoscono la verità: la pubblicità è l’anima del commercio.

Scrittore e libro si mettono d’accordo. Al primo non mancano doti d’autore e al secondo piace farsi notare. Giochiamo insieme, dicono. Indossiamo tanti ruoli quanti sono gli argomenti del libro. Pirati, principesse, assassini, lestofanti, streghe, imbonitori e sogni da dispensare. Nel mondo contemporaneo l’immagine corre veloce, passa davanti agli occhi del pubblico e subito cade nel dimenticatoio. Il gioco si gioca bene quando è breve ma reiterato, divertente e variegato, ma soprattutto quando è mirato.

Ed ecco: uno scrittore e il suo libro chiedono a tanti fotografi di giocare insieme e prende vita una rappresentazione. Farsi conoscere per quel che si scrive, ma anche per quel che si è, facendo salire sul palco di volta in volta gli aspetti della psiche coinvolti nell’arte della creazione letteraria.

La terza fotografa del gioco si chiama Maren Ollmann. Le sue opere sono piene di energia e profumo di teatro. Lei ha colto dello scrittore quell’anima oscura, il sentore delle parole in fieri, la rabbia e le contraddizioni, la lotta tra ciò che vorrebbe emergere e la censura, il coraggio di dirsi e l’azione del pirata.

http://www.marenollmann.it

Date un’occhiata al suo sito e ai lavori che fa.

Vi mostro qualche fotografia… Ah, ma lo scrittore è una femmina… …

(Cambia qualcosa?)

Per ordinare il libro: http://www.amazon.it/Favolesvelte-Valeria-Bianchi-Mian/dp/8898771444/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1461014679&sr=1-1&keywords=Favolesvelte

Oppure presso qualsiasi libreria.

Nel mese di maggio cominceranno le presentazioni. Stai tonno, come si dice in inglese. Ah no? Come si dice? Stay tuned.

 

LA VENTRILOQUA – e le parolerie

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Comincio a mostrare la ME colta nell’Ombra da Maren Ollman. Paroliera che emerge dal buio nel quale ogni cosa sosta prima della creazione.

 

Ventriloqua non mento, paroliera

con quella certa logica del ventre

la logica di un Logos immanente.

Eterno conflitto che, di era in era,

uterina-mente ha in turpe luogo 

il verbo di saggezza per i muti.

Me ne sto qui in sordina, in turpiloquio

sorda ora sto in sacro soliloquio.

Io sono gastromante e so pregare 

le dee d’intelligenza genitale

le attrici in ombra, l’arte congeniale,

genìa della scrittura vaginale.

Valeria Bianchi Mian

 

 

 

I RACCONTI DEL CAPPELLO/Mercurio – storia di un monello

 

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“Monello, monello, quel tipo col cappello!“

Mercì canticchiava un motivo a onor di se stesso, tra sé e sé, mentre l’alba spalmava Torino di polveri sottili color malva e pericoloso particolato al miele.

Una meraviglia.

“Meraviglioso davvero” – sussurrò il monello storcendo il naso – “calcolando che proprio ieri, a ridosso delle elezioni comunali, l’amministrazione pubblica ha inviato una delegazione di fumisti e spazzacamini a spegnere i caloriferi in tutti i palazzi, negli edifici scolastici, negli ospedali: dappertutto. Un gigantesco esercito di omini neri ha attraversato in fila per tre la città; ha percorso i viali alberati da Nord a Sud tra gli applausi dei malati terminali e delle fanciulle tisiche, degli sportivi e dei ciclisti. Bravi! Eroi! Così gridava la folla entusiasta. A onor di cronaca, bisogna dire in primo luogo che l’azione rivoluzionaria era stata preparata da tempo, scegliendo come data specifica il venticinque del mese di aprile. E poi è doveroso aggiungere che il sindaco Furbatti, promotore della manifestazione anti-inquinamento, ne ha guadagnato in popolarità. Indossando per l’occasione un mantello nero corvino, con i capelli sporchi di fuliggine, è comparso sul più bello e ha salutato i cittadini dall’alto di un carro, come una divinità miracolata. Ah, la primavera a Torino è davvero una rinascita e io sono felice come una Pasqua.“

Mercì fa il pony-express per una ditta di poesia vitale. Lui cammina per le vie del centro e svolazza con le ali ai piedi per tutta la mattina. Ogni tanto si ferma a contemplare uno scorcio illuminato dal sole per studiare il riflesso dell’ombra, oppure un angolo nascosto nel buio per accendere di nascosto una piccola luce. Gli piace che tutte le cose danzino in armonico chiaroscuro. Non crede a nulla, eppure è in buona fede. Non si fida di nessuno, eppure è degno di fiducia. Tira la coda alle bigotte fuori dalla chiesa e regala loro un verso, fa innervosire i travestiti al Gay Pride con un endecasillabo sull’alchimia degli opposti, svergogna i militanti di destra e di sinistra componendo sonetti incrociati, abbraccia le prostitute e dona loro un fiore. La sua vita gli piace molto, anche se ogni tanto sogna di diventare un sasso: fisso, immobile, col mondo che gli scorre accanto, sopra, sotto, dietro, senza scalfirlo mai.

VBM

FOTOGRAFIE DI MAURIZIO PUATO

LA SPACCIATRICE DI LIBRI – riflessioni fotografiche

Fotografie di Maurizio Puato.

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Per la seconda volta il mio Favolesvelte è stato colto – e la sua mamma/autrice è stata colta con lui – dall’obiettivo di un fotografo. Non c’è che dire: ho avuto (io, mamma/autrice) un’idea geniale. Sai che c’è, mi sono detta. Conosco tanti fotografi, tanti artisti e/o professionisti validissimi. Perché non chiedere ad ognuno di loro, ad ogni occhio creativo di scattare una foto – o un intero, completo, variegato servizio – per promuovere in modo originale il volume (ormai vicinissimo all’uscita in libreria)? Che cosa posso offrire io in cambio? Di certo non posso pagare in euro. Eh, purtroppo no. Un servizio con tutti i fiocchi è capace di costare più di (censura)… figuriamoci tre, quattro, dieci servizi! E quindi? Che cosa mi posso inventare? Ad alcuni dei malcapitati (o ben-capitati) ho proposto una cena, un aperitivo, ad altri una lettura psicologica e narrativa di arcani minori e maggiori (ah, questa soluzione magica, sfavillante, salta fuori da decenni dal mio cappello come un nonnulla, e mi risolve non poche faccende con gli amici e le amiche). Ad altri, beh – diciamolo: ho proposto una copia del libro in regalo. Devo dire che finora nessun fotografo mi ha risposto Picche ♠ – a dispetto delle carte da gioco. E quindi, da qui al 2017 ho già previsto, e in parte realizzato, una serie di appuntamenti fotografici.

La ricchezza d’anima della mia genialata si è rivelata dopo, anzi… nel mentre. Mi sono resa conto di quanti volti, di quante espressioni ci sono nella mia faccia: dentro, dietro, sopra e sotto. Mi piace farmi fotografare, è indubbio. Ho avuto fidanzati appassionati di click e mio marito, lo dico, annovera tra i suoi talenti anche quello dell’obiettivo, nonostante il suo cognome, Borgna – derivante dal francese “borgne” – significhi nient’altro che “guercio”, “orbo” e pirateschi affini. Non ho scelto di fare la psicodrammatista per caso, è ovvio. Col teatro, inoltre, ho lavorato per anni, soprattutto con i ragazzi in difficoltà. In me coabitano diverse Valeria: una Vale-attrice mancata, una Vale-fata dei boschi, una Vale-regina della notte, eccetera… ed ecco, inevitabilmente provo un grande divertimento nel rappresentare – più che nel recitare – di volta in volta un ruolo dell’anima, nel giocare fotograficamente una parte di me stessa. Posso dire lo stesso di Favolesvelte – nel libro ho messo in gioco tante sfumature, voci, personaggi.

Se Chiara Liverani (vedi articolo: https://favolesvelte.wordpress.com/2016/04/06/nove-vite-prosa-riflessiva-e-riflessi-poetici/) ha stimolato l’autrice intimista che è in me, con il libro accarezzato, accoccolato tra le braccia, e i colori rosso e blu e bianco, nonché la riflessione e un certo qual erotismo, ecco invece Maurizio Puato andare a cogliere la volpe volpetta.

La spacciatrice di libri.

Già la location: il mercato di Porta Palazzo alle ore diciotto e trenta, il tramonto e gli operai che montano le strutture per le bancarelle. Il clima di primavera e il cielo frizzante. La mongolfiera. Insomma: non potevo vestire i panni di una fatina, ma l’imbonitrice, la spacciatrice di libri, la mercante-donna. La volpe, devo dirlo: mi ha chiamata sul palco!

Di Maurizio Puato io adoro i paesaggi urbani, i voli pindarici e gli edifici afferrati in prospettive aeree pazzesche. Lui è infatti uno scalatore, un danzatore aereo e un professionista che opera per interventi particolari proprio sulla cima e sulle pareti dei palazzi. Per dirne una: se c’è da scalare la Mole Antonelliana chi chiamano? Eh, chi è che risponde al telefono? “Pronto, buongiorno, si sta staccando un numero di Fibonacci! Aiuto!” (per dire, ad esempio) Ed ecco lui, Maurizio-Spiderman: “Nessun problema!”, e vai di corde, ganci e arrampicata…

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E ADESSO DUE INFO SU MAURIZIO PUATO

LINK:

Sito: http://www.mauriziopuato.it/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Maurizio-Puato-photographer-1489921404650358/?fref=ts

Aggiungo un video, quello di un evento che ho avuto il piacere di organizzare nel 2015 insieme a Maurizio (che ha partecipato in veste di scalatore aereo).

https://www.youtube.com/watch?v=jE-N7_PHe2w

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I RACCONTI DEL CAPPELLO/Saturno – storia brevissima

L’entusiasmo adolescente del mese di aprile ha schiaffeggiato il parco di erbacce premature, di canne al vento, di macchie giallo oro e rosa fucsia. L’erba irritata litiga con i nuvoloni che si addensano a Sud-Ovest in un’alchimia di verde fosforo e miele. Lungo i vialetti si attardano il tipo sportivo, il padrone del cane, lo studente.

Tuoni, lampi, la città a intermittenza nelle luci artificiali del crepuscolo. È un attimo: scroscia. La pioggia lava via i colori dal prato, dalla maglia del ciclista, dal pelo del barboncino. La pioggia trasforma la calma in corsa, il silenzio in clacson e bestemmie, l’asma in respiro.

Sdraiato sopra una panchina l’anziano clochard resta calmo. Si muove con lentezza; apre una delle buste di plastica che gli fanno da cuscino, ne estrae un cappello grigio simil Borsalino e lo indossa. Un sorso di vino dal cartone, un boccone di pane. Sorride, mentre il volto e gli abiti si dissolvono nella pioggia. Lascia che sia, lascia che il temporale sia doccia e nuotata e sogno fluido di tempesta, mentre la sua barba da lupo di mare mancato libera granchi e telline e pesciolini d’oro. Sorride, il vagabondo, e il suo cappello si fa barchetta, e le buste di plastica diventano vele. Lui è il re del parco. L’ultima goccia di vino scorre mentre la pioggia cessa.

La città e i cani e gli ombrelli si scuotono via l’acqua di dosso, diecimila schizzi di stelle cristalline. Nel cielo adesso risplende la luna crescente e in terra risuonano le risate del sabato sera. Sulla panchina in mezzo al parco c’è solo un cappello. Dentro il cappello c’è un mondo di sogni. Dentro i sogni c’è un vecchio marinaio, c’è un grido di libertà, c’è un nuovo racconto.