Mater Anima(l).
Ricordo le carezze alla capretta della signora P., una capretta pezzata. Il suo sguardo intonso sul mondo fuori dal recinto. Questa notte ho visto la madre delle madri – o forse si trattava della sorella maggiore di ogni donna? – accogliere in un abbraccio la fanciulla con le corna di capretta. Lilith si teneva stretta a Maria in un connubio che di erotico aveva soltanto l’odore del latte – lo stesso latte che un unicorno potrebbe bere dal seno delle vergini.
Mater Anima(l).
Non è detto che l’Ombra sia crudele.
La mia nerezza è gioia che corre libera per i prati nel giorno del solstizio d’estate.
(2016 – dalle immagini del sogno di questa notte).

Che meraviglia Vale. Come sempre.