
Alchimista.
Al mattino riavvolgo il filo dei sogni.
M’afferra il sonno, ovvero: l’Io è dal sonno
agguantato,
dal lembo di pelle, dal buco più nero
nel pavimento, dalle zampe del capro
espiatorio.
Arranco a fatica tra i ciottoli, ed ecco:
è la strada non scelta – la via dentro il bosco.
A mezzodì ricamo cotte di maglia,
annodo gli anni, annoto anelli e ipotesi.
Rubo la penna al diavolo ma non è un
furto, è il senso:
“Dammela, adesso! E’ mia quella penna, è mia
la parola dell’anima, mia la voglia
di seno, le gambe aperte che sfuggono.
Mio è il senno!”
Con tatto io opero il giorno nel giorno,
conduco il pomeriggio oltre il confine
della notte;
affronto il crepuscolo nel testa a testa
coi mostri, e nell’alba più densa distillo
oro reale.
Dalla bottiglia esce il profumo del fuoco.
E’ cottura di carni al mattino – brace
del domani.
+++++++
V.B.M.
