Tre schizzi a memoria, tre frame di un film che osservo nel profondo, tre carte dal mio mazzo, tre facce, tre parole, favole svelte e lente.
Giovanni.
Mio nonno partì da Venezia per andare a Milano a costruire aerei. Mio nonno scriveva quaderni e quaderni di appunti “scientifici” con una calligrafia netta, pagine incise di anni luce, costellazioni e simboli per non perdere il tempo. Mio nonno sposò un’infermiera che morì troppo presto. Non amò più nessuna, mio nonno, che ancora osserva il cielo da questa fotografia e buca il foglio.

(2014)
Una poesia per Angela io l’ho già scritta. Nel 2015. Era bellissima, Angela, lei che è scolpita nella mia memoria, nella cava genealogica dei ricordi. Potete andare a cercare in questo blog la fotografia del suo volto da attrice e i versi che le ho dedicato. Volete che vi faciliti il compito? D’accordo.
Ecco il link: *
Nell’album delle immagini di terra e sangue ci sono anch’io.
Foto ricordo del ’76.
Una bambina con il suo Paperino.
Paperino, sì, quel cretino
che, diciamolo, sta tra i miei nei
insieme alle molettine da sfigata,
le scarpe a biscotto ora stivaletto,
questo orrendo bianco foulard,
eppure, nonostante le mie lordure
ancora oggi non faccio uso di fard.
Naturale: lo sono abbastanza.
Demonica: ah, direi a oltranza.
E, fiabesca, corro e ballo il ballo
dell’Anima col Phallos
lungo la via del tempo, nei giorni
che prendono spazio tra gli occhi,
tra le righe e le rughe, contorni
di me e delle facce che ero.
Vero. Che sono.
Post di una dolcezza infinita. Bello, bello davvero!
Ma grazie ❤️
A te!