
Appunti sparsi.
LA SCUOLA
Il balcone fiorito e il fiore all’occhiello. Mio nonno coltivava sogni dentro i quaderni in appunti sparsi e poi radunava barlumi di coscienza in costellazioni. Voleva conoscere tutto dei cieli, delle nuvole e degli astri. Nel giorno in cui la scuola fu portata via da un tornado, come la casa di Dorothy nel regno di Oz, il nonno indossava una rosa appuntata al bavero liso della sua giacchetta. Giovanni e i suoi compagni non si trovavano dentro l’edificio in quel momento, perché la temibile maestrina dalla penna rossa, capace di terrorizzare i bambini con un solo sguardo, si era sentita male proprio la notte precedente la catastrofe. A ottanta e passa anni il nonno si ricordava ogni dettaglio di quel giorno a metà strada tra la festa e la disperazione.
LA GITA
Certe Pasquette e certe estati di settant’anni fa, quando mia nonna Angela, la donna che non ho mai potuto incontrare, conduceva la banda lungo sentieri che non conosco ma che in qualche modo oscuro sono arrivati sino a me oggi mentre guardo il bosco dalla finestra e penso: il viaggiare umano per le strade della vita è questione di scelte tra ingorghi di caos.
L’AMORE
Un 25 aprile eternamente fissato nella storia della mia famiglia e la liberazione del sentirsi innamorati come non mai, e c’era la guerra e adesso non c’è più, mi ami anche tu, è così difficile trovare l’anima sorella e sposa, la gemella con la quale condividere gli intenti indigeni ignoti imprevedibili e i già detti la noia l’attesa la consapevolezza dell’essere ormai polvere che si posa sulla balaustra del mondo, e i figli e i nipoti e i pronipoti all’orizzonte verso dove, fino a quando…