Spauracchio, terrore d’intonsi
ti porto appresso, gorgonea
egida d’Atena, anatema.
Umano, sei desto o molesto?
Umano, ma dici sul serio?
Con l’elmo ho già cinta la testa
d’italico lume modesta.
Che cosa pretendo, d’altronde
se in tempi di guerra mi occorre
l’occaso di scoccar la freccia
nel sole già volto al finire?

Appresi quell’arte del dire
la satira a lame di spada.
Contai mille strade a morire
e i passi di Ulisse condussi
nell’animo, mare dei sogni.
Seguii di Perseo stelle fisse
e mobili dune di sabbia
per far della rabbia cottura
per far del cinismo freddura.
La notte ripongo il mio scudo
e abbraccio il mio uomo d’incanto.
Nel mentre, gemellando il suono
sorrido al mio mostro Medusa
la cagna da guardia, mia sposa.
VBM/11-07-2017