Da uno scritto del 1992. Appunti per una “Eva Divisa”. Un testo mai nato, abortito dopo pochi mesi dal concepimento. Salta fuori dalla polvere, miracolosamente.
Ne trascrivo qui un estratto.
“Eva in altalena sul crepuscolo del sonno, nella nebbia viveva con due angeli randagi e un branco di cani al servizio del demonio. Firmava patti con il mestruo velenoso, amori sterili. Le sue risate mi fanno girare la testa, la sua voce mi afferra la pelle.
Adesso invoca l’Est e chiede di me, incita il sole con stridii da sirena volatile, mi regala goccia a goccia un nuovo sangue per indurmi in tentazione e in congiunzione.
Bussa alla mia porta anche di giorno e non vuole lasciarmi solo; è pensiero ribelle.
Cammino per le strade scoprendo angoli che l’inverno aveva tenuto nascosti, mura che circondano un giardino di statue e rampicanti, pudiche vergini, marmoree silfidi dalla pelle di ghiaccio.
Mani bollenti, baci stanchi, l’estate che mi porta lungo il fiume verso zone deserte di questa città: il mio corredo nuziale.
Si, lo voglio.
Seguirò i suoi indizi come resti di antichi naufragi, attraverso il mondo che mi sta sussurrando dalle pagine di un diario, dalle fotografie, da tutti quegli strani oggetti testimoni di lei, organi pulsanti come cimeli viventi, custoditi con timore dentro fragili alambicchi.“
Dal quaderno dei sogni del 1992:
una figura femminile mi dice di essere una “whore of darkness” e, contemporaneamente, una “angel of the day“.
Fotografia dal passato remoto. Fui. Egli fu.


Demone

