PININ IL MOZZO – filastrocca illustrata

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SKETCHBOOK

 

OH, POVERO PININ! LUI SOFFRE IL MAL DI MARE

AD OGNI TEMPORALE, IL MOZZO DELLA CIURMA.

PIANGE E SI DISPERA: CHI ME L’HA FATTO FARE

POTEVO BEN RESTARE SULLA MIA TERRA FERMA!

LUI COME ALLE GIOSTRE TRA ONDE E CAVALLONI

SALTA SOPRA E SOTTO, POI SCIVOLA SUL PONTE

PERDENDO LA SPERANZA D’AVERE QUEI DOBLONI

SEGNATI SULLA MAPPA CHE INDICA NEL MONTE

DELL’ISOLA TORTUGA IL PUNTO BEN PRECISO

NEL QUALE IL CAPITANO CHIAMATO MORTIMER

HA SEPPELLITO IN ORO UN VERO PARADISO.

SVEGLIATI PININ CHE QUI NON C’È LA MER!

SVEGLIATI PININ CHE DEVI ANDARE A SCUOLA!

LA NAVE STA SUL TAVOLO, IL TESORO NELLA BORSA

NON TERGIVERSARE LA’ SOTTO LE LENZUOLA!

HA INIZIO L’AVVENTURA CON UNA BELLA CORSA!

 

TRA LIBRI E CONOSCENZA OGGI LUI VA NAVIGANDO

SCRIVENDO STORIE STRANE DI MISTERIOSE ISOLE

ED ECCO LA RICCHEZZA DEL VIVERE VIAGGIANDO

SENZA MAL DI MARE TRA LE ONDE SOTTO IL SOLE.

 

ANCORA UNA FAVOLA ILLUSTRATA DA MIO FIGLIO – poi penso all’autunno, giuro!

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Acquerelli di Sebastian

Insomma, mettiamola così. La nostra realizzazione personale transita necessariamente dalla zona-centro. Il centro dell’anima. Che cosa abbiamo intenzione di realizzare veramente? Conosco persone che svolgono lavori umili e pesanti, ma sanno trovare la propria ricchezza, l’oro interiore, anche dentro situazioni che apparentemente non corrispondono ai propri desideri. Conosco persone che hanno deciso di cambiare strada, seguendo una via maggiormente corrispondente alle proprie esigenze. Non è mai troppo tardi per riconoscere il valore di quel che si sta facendo, ovvero: vivere. L’impiegato della storiella decide di fuggire alle proprie responsabilità, ma le ombre dell’animo sono sempre in agguato. Come diceva un mio amico tanto tempo fa: puoi girare intorno a tutto il mondo per cercare di sfuggire a te stesso, ma la terra è rotonda e in qualche modo ti ritrovi, prima o poi…

Buon operare a tutti.

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FAVOLA ILLUSTRATA DA MIO FIGLIO – storie di pesci, granchi e pomodori di mare

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Acquerello di Sebastian – Le tre ragazzine cattive

Buongiorno a tutti, cari lettori di Favolesvelte! Sono tornata in città. Siamo tornati. Io, mio marito, mio figlio e i tre gatti che ci ospitano qui a Torino. Lo sapete, vero, che i veri proprietari di qualsiasi appartamento con gatti sono proprio i gatti? Come sono andate le vostre vacanze? Ne avete fatte tante? No? Siete rimasti a casa? Comunque abbiate trscorso il vostro mese di agosto, ecco la prima di una breve serie di poesiole nate da faccende di sabbia e spuma. Questa si intitola “Le tre ragazzine cattive” ed è scaturita dall’osservazione di tre ragazzine, appunto, che si divertivano in un modo davvero crudele. Catturando granchi e bavose, le tre criminali di età compresa tra i dieci e i tredici anni, allestivano una specie di osservatorio dentro i loro secchielli, dimenticandosi di cambiare l’acqua ai pesciolini, lasciando i medesimi sotto il sole cocente per rituffarsi a catturarne altri. Con molta discerzione, Sebastian ed io abbiamo liberato alcuni granchietti dalla prigione di plastica, dopo aver visto morire diversi malcapitati animaletti.

La storia in questione, un peletto romanzata, è stata poi illustrata dal bimbo, ipotizzando la presenza di una Grande Murena vendicatrice.

 

 

Le tre ragazzine cattive

sono tre figlie, tre lune nere

son tre volti dello stesso mare

– ché il quarto è il pescatore.

Fanno il bagno nel sangue

– all’amo prendono il futuro

e le teste mozzate dei pesci.

Ridono di me, ridono di te!

Gridano la guerra in un gioco

e fanno le matasse arrotolando

la lenza del tempo con le chele.

Le tre ragazzine cattive

danzano ubriache sulla rena.

Rosolate a fuoco lento sono buone

– confessa sorridendo la Murena

e addenta la gambetta della prima

intonando un canto di vendetta.

Chi del mare ruba tutti gli ori

senza rendere indietro gli onori

dal mare stesso viene catturato

e in se stesso annega, finalmente.

🙂

 

 

 

ALEPPO – poesia triste

 

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Ph. Chiara Liverani

 

Aleppo

per me era un sapone delicato

più che altro.
Un sapone buono da annusare
verde e leggermente oleoso.
Aleppo era soprattutto una tappa
sulla via delle “Mille e una notte”.
Un mercato antico con l’aria densa
di spezie, i cortili in ombra
e la marmellata di melagrana.
Mio zio era stato ad Aleppo nei ’70
zaino in spalla e cose comuniste
forse un tappeto o un foulard
– non ricordo di preciso –
oggetti stipati nelle tasche
per i regali di Natale ai nipotini.

Aleppo ha le strade tappezzate
di bambini fatti a pezzi, e sangue
amaro, color dei chicchi della
stessa melagrana che in fiaba
dona al sogno ben altri sapori.
Mi fa venire i brividi, Aleppo
stasera – mi fa sentire debole
impotente, come Persefone
derubata della voglia di poesia
per quelle poche perle rosse
– un assaggio di coscienza.

 

Agosto 2016

I RACCONTI DEL CAPPELLO/Mostruosa

“Il mondo è un disastro: guerre, cattiveria, e i preti p-o-dofili (!), ah, cara mia!”

Di lei vi avevo già parlato. Sessant’anni di vita senza fissa dimora, poi la casa popolare e quel minimo di invalidità. D. è una transessuale non operata. D. ha il volto di un Elephant Man, ha lo sguardo frantumato dal silicone che sotto la pelle si è fatto cemento. Non può più mangiare, non può più muovere la bocca. Le parole escono dagli interstizi tra i denti neri e diventano nenia. Cantilena di sputi contro il mondo colpevole di esistere con tutte le sue bruttezze. Lo psichiatra che le dice di “ritornare alle origini” chiamandola “Dario” – ma quando codesto medico ha suggerito ciò? Dieci anni fa? Ieri? Veramente un professionista può aver sentenziato una cretinata simile di fronte a un essere umano devastato, bisognoso solamente di quel minimo di attenzioni e di una cura per l’infezione perenne al volto?
Non si capisce.
Qualcuno le ha gridato “puttana”. Ma chi? E perché? Nella folla lei non può, nemmeno volendo, passare inosservata.

“Mondo malefico, mondo crudele!”

Ah, creatura… Un giorno scriverò un racconto tutto per te. Per il momento ascolto i tuoi sogni di cofanetti di gioie con dentro la luce, sogni sospesi tra il desiderio e la paura della morte, anche se mi chiami sempre quando sto correndo. Anche se ormai da quindici anni non sono più la tua “educatrice di riferimento”. Anche se. Anche se.

💙

Scrissi tutto ciò su Facebook qualche mese fa.

Ultimamente D. mi ha raccontato un sogno. Il sogno, dice, è ricorrente – “Almeno due volte al mese ritorna, Valeria. Che cosa vuol dire?”

Nel sogno, D. ammira il cofanetto di gioie di sua madre. A tratti la madre si confonde con una transessuale deceduta anni fa a causa di un brutto male. Con attenzione estrema D. apre il cofanetto e scorge al suo interno una luce meravigliosa. “Non è il momento… ” – sussurra la madre di D. Evidentemente, c’è ancora dolore e patimento da attendere, accogliere e cucire. Questo tempo del Pathos non è che la vita. E, se l’esistenza di D. è inesorabile e dura, nel frattempo io le dedico un brevissimo racconto un po’ poetico – se così vi pare.

Eccolo…

—

MOSTRUOSA

Vado in giro di notte, evito il giorno.

M’aggiro come un topo strisciando lungo i muri

divorando gli angoli della tua città.

Sono Mostruosa.

Sono creatura nera, composizione carnosa –

sono putrida cosa.

Sono orrore che pulsa al ritmo di un cuore lesionato.

Una legione di incubi s’attarda nei meandri sinaptici

dispone le idee

in armata di recriminazioni, rende la vita impossibile

al sonno.

Condannata a tenere gli occhi aperti, io vedo

tutte le brutture del mondo, io vedo

le immagini fissate con gli spilli nella pezza

della mia bambola bambina.

E’ inevitabile. E’ legge inesorabile.

La bambina che vorrei essere continua a correre libera

e ride.

La bambina che volevo indossare non smette di dare baci

a suo fratello – lo stesso 

che ha quasi ucciso me di botte, quella volta.

La ragazzina che ho calzato a pennello non è stata

imbalsamata

dalle malelingue, non ha ricevuto in dono gli insulti

puttana

virginale, stolta fanciulla che ha fatto cadere la lampada.

La donna che non sono diventata mi aspetta

oltre la soglia.

Sono Mostruosa, le dico. Sono tua figlia.

Dietro i centomila angoli di buio, finalmente sarà luce.

Finalmente, io – Mostruosa – sarò Meraviglia.”

❤

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Selfillo di Mostrillo – a pennarillo