Vade retro Satana – vade retro
tu sei la madre santa dei figli nati stanchi
dei fogli sempre intonsi, dei muri bianchi.
Numquam suade mihi vana – non mi attrarre
con le luci colorate lungo il viale
con le voci che seducono al banale.
Non spezzarmi la parola che ora nasce
da un serpente senza un capo né una coda
da una vergine che al duro fallo approda.
Sunt mala quae libas – se per caso
ciò che m’offri è quanto già possiedo
se tu soffri quando dico che ti vedo
vade retro tu – ch’io me ne vado retro
e allo specchio, se t’incrocio, siamo croce.
Starò all’occhio, perché adesso la tua voce
come tempera io sposo alla mia carta
fuso nel colore eccelso, diluito ad acquerello.
Sono io quel Paracelso, il mago del fornello.

Ph. Luciano Borgna