I RACCONTI DEL CAPPELLO/Eros

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“C’è una freccia conficcata nel cuore del buio, c’è una picca.”

La madre alza il dito indice, traccia un percorso verso Nord. Falange tesa a indicare – appunto – il punto preciso nel quale, a suo avviso, Eros dovrebbe andare a colpire per cominciare a vivere.

“Mira laggiù, tesoro, se vuoi far innamorare le anime, per infiammare la storia.”

Il padre del giovane dio, per contro, va affilando una spada. Alza gli occhi al cielo, ipotizzando eserciti di nuvole – arcani invasori. “La guerra non è mai un gioco” – sussurra Ares, ammirando nel contempo l’energia vitale di Eros suo figlio.

Il bambino sorride ai genitori, prende spunto da entrambi.

E DA NESSUNO.

Verrà il giorno della partenza. Eros se ne andrà, armato solo di un arco e di una piccola faretra ricolma di fecce, intonando una canzoncina.

Avrà un amore smodato per la libertà di mirare ai bersagli che non conosce, una curiosità giocosa per il volo misurato tra il Destino e la Scelta.

Il che non significa ignorare gli insegnamenti dei propri genitori, bensì trarne le essenze più fini e tradurle nel terzo inaspettato. Terzo non dato, futuro oscuro, voce tra i due, opera nuova.

NEI MIEI PANNI – ricordi di famiglia

Tre schizzi a memoria, tre frame di un film che osservo nel profondo, tre carte dal mio mazzo, tre facce, tre parole, favole svelte e lente.

Giovanni.

Mio nonno partì da Venezia per andare a Milano a costruire aerei. Mio nonno scriveva quaderni e quaderni di appunti “scientifici” con una calligrafia netta, pagine incise di anni luce, costellazioni e simboli per non perdere il tempo. Mio nonno sposò un’infermiera che morì troppo presto. Non amò più nessuna, mio nonno, che ancora osserva il cielo da questa fotografia e buca il foglio.

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(2014)

Una poesia per Angela io l’ho già scritta. Nel 2015. Era bellissima, Angela, lei che è scolpita nella mia memoria, nella cava genealogica dei ricordi. Potete andare a cercare in questo blog la fotografia del suo volto da attrice e i versi che le ho dedicato. Volete che vi faciliti il compito? D’accordo.

Ecco il link: *

Nell’album delle immagini di terra e sangue ci sono anch’io.

Foto ricordo del ’76.
Una bambina con il suo Paperino.
Paperino, sì, quel cretino
che, diciamolo, sta tra i miei nei
insieme alle molettine da sfigata,
le scarpe a biscotto ora stivaletto,
questo orrendo bianco foulard,
eppure, nonostante le mie lordure
ancora oggi non faccio uso di fard.
Naturale: lo sono abbastanza.
Demonica: ah, direi a oltranza.
E, fiabesca, corro e ballo il ballo
dell’Anima col Phallos
lungo la via del tempo, nei giorni
che prendono spazio tra gli occhi,
tra le righe e le rughe, contorni
di me e delle facce che ero.
Vero. Che sono.

 

IL GRILLO PARLANTE- ballatina minuscola

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Acquerello fatto or ora, su suggerimento del grillo. 

 

Io ti ripeto, mia signorina, ciò che ti ho detto stamattina,

mentre tu in 4 e 4 = 8 hai spolverato, hai fatto il letto:

se giri in tondo a questo mondo, ma non scendi nel profondo

d’ogni più certa convinzione, della più oscura situazione

tocchi il grilletto delle cose, solo il piacere, e di tutte le rose

metti le spine nel frantoio, ma lasci me nel dimenticatoio.

Signorina, io son quel grillo che sta nel buio, eppure brillo.

Sono quel grillo verde diamante, di verità io sono l’amante.

Signorina, non mi schiacciare, io ti prego, non farmi male!

Curami bene, io sono germoglio della parola sul tuo foglio.

Ehi, tu che leggi, ce l’hai quella voce che di certo non ti piace,

che ti dice quel che vuol dire, anche se tu non vuoi sentire,

che ti mostra l’ombra allo specchio, la luna dentro il secchio?

Che ne hai fatto del tuo grillo, se non è grullo, se non è brillo?

Al cimitero del controsenso c’è sempre più gente e, se penso

a quei grilli già sepolti, dico: Mannaggia, non li hanno colti!

Dai signorina, il grillo parlante trovalo subito, seduta stante.

 

DOLORES – poesia per una pennoira

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Dolores

tu ascolti la Pina che narra il dolore d’amore

tu phoni la Gina che dice d’amore si muore

Dolores 

con fare da Parca tu inforchi queste forbici

filo per filo tagli i nodi, sciogli i vortici

Dolores

tu ridi e la Lina racconta il suo ultimo tango

tu piangi e la Mina confessa tutto il suo fango 

Dolores

massaggi i ricordi di teste ai corpi connesse

i ricci capricci, idee permanenti e promesse

Dolores

ti trovo a colori sul capo di tutte e di nessuna

ti perdo tra gli ispidi ciuffi a ogni giro di luna.  

IL TICCHIO – cose così

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Mi è saltato un ticchio

nel mezzo dei neuroni,

batte come un picchio

annoda i miei bulloni.

 Il ticchio ha fatto il nido

in spazio inter sinaptico

e adesso è qui, lo vedo

ma non mi sta simpatico.

Il ticchio non demorde,

mi martella la coscienza,

fa di connessioni sorde

un risveglio di sapienza.

(schizzo minimo on the bus)