SULLA MUSICA – piccola riflessione

Vi racconto il mio difficile rapporto con la musica.

Lo so, lo so che voi ‘non si può vivere senza’ e la fate facile. Per me era un macello e solo adesso, alla veneranda età di ‘anta’ e tot. posso dire che me la godo con lei. Non ancora completamente, in ogni caso. Ma ci avviciniamo. Che la sordità (oltre il 50% da entrambe le orecchie) non mi aiuti, è ovvio. Ascoltare musica mentre studio e lavoro è impossibile ancora oggi, perché mi confonde, mi crea agitazione e mal di testa. Per ascoltare musica devo ascoltare e basta, appunto. Concentrarmi. Oppure camminare con calma con le cuffiette nelle orecchie. Con le parole non funziona così. Scrivo dappertutto e in ogni momento, in tutte le occasioni stagioni situazioni. La parola ed io siamo amanti appassionate. Mi arrivano le parole. Mi toccano. Mi coinvolgono. Con il disegno ho faticato un po’ di più, ma con l’aiuto di amiche e amici artisti, fidanzati geniali nel tratto, mamma e papà con il pollice della traccia… piano piano nel tempo sono arrivata a esprimermi senza timori. Negli ultimi anni ho illustrato quattro libri, compresi i due che devono ancora uscire, per tre case editrici molto valide. Quindi. Qualcosa vorrà dire. Ma la musica. La musica è quella cosa per cui il maestro Da Barp (da barb…) al Conservatorio bacchettava una me tredicenne perché non capiva non sentiva non voleva e aveva la mano storta ed era in conflitto con la chitarra. Non ero portata, punto. Io dico che mi avevano accettata per sbaglio. Un errore. La musica è quella cosa dei baci in discoteca e degli amori finiti. Quella cosa dei momenti più belli e più intensi, certo. Ascoltando adesso le compilation della mia giovinezza, ricordo a memoria ogni brano. Perdere la testa nel corso degli anni per uno due tre musicisti, come se questo man mano mi potesse approcciare alla faccenda. Illusione. Mi è capitato, lo ammetto, e nella scarsa lucidità della passione reciproca con uno di questi musicanti musicali ricordo il vortice creativo di una Milano magica. Ma la musica non era mia. Era sua, di lui, con lui, per lui. Insomma. Non ho ancora trovato la quadra. Riuscire a collaborare con gente che fa musica, beh. Già mi riconcilia. Mi placa. Però ascolto mio figlio improvvisare canzoni del tipo “i miei gatti sono matti” al violoncello. Con l’andi del jazzista a otto anni. E penso che forse non tutto è perduto. Poi corro lungo il fiume ascoltando pezzi da Novanta, con Cindy Lauper nelle orecchie che mi dice che le ragazze vogliono solo divertirsi e penso che le ragazze in realtà vogliono un sacco di cose.

Rewind.

PLAY!

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