Raccolgo i pensieri sparsi tra gli stracci e sotto le lenzuola stese al sole in questo pomeriggio d’agosto. Sono minuscoli brani, quasi briciole di un dolce impastato con la sabbia.
Uno/Rime della merenda
Alla gran corte del Re Corteccia
arriva un elfo che vuole far breccia
nel cuore rosso della Principessa
ma nel salone c’è una gran ressa.
Savi e stolti sono stati sfortunati,
vedi i viandanti tutti preoccupati.
“Quella lì è davvero crudele creatura,
ben più crudele di Madre Natura!”
L’elfo, invece, chissà poi perché,
risolve gli enigmi che erano tre
indovina indovinelli come niente
e si fa largo tra i sovrani e la gente.
La Regina Corteccia batte le mani,
il Re brinda e beve coi suoi villani.
La Principessa, oh che stranezza,
è persino contenta, e la bellezza
quella sera splende tra una danza
e un canto perché l’amore…
in questa storia avanza.
Due/Il tuo compleanno
Diciotto agosto. Mi concedo un ricordo vagamente edipico ma lo faccio senza nostalgia, con la dolcezza di un abbraccio goduto. Ora tu sei in fase post-mamma. Tutto teso al papà cerchi nel maschio un maestro di getto d’alghe, un compagno di boxe, un istruttore di tutto, un modello da superare “io sono più forte” – lo sarai – e crei complicità “papino, papino, papiiiiiiiiino!” Poi torni, dici “vi voglio bene!”, poi di nuovo “papino” e via. Ecco il compito delle madri dei maschi: lasciare andare con gioia, essere qui e ora nel sentimento che diventa ritratti nel cuore.
Ricordo perfettamente gli istanti al rallentatore, la notte di sei anni fa in cui ho sentito che volevi uscire fuori da me per andare a cominciare la grande avventura che oggi ci vede partecipi della magia. Lillipuziani solchiamo le vie lattee e tra le comete studiamo nuove mete, non senza che io ti guidi mentre conduco me stessa a non perdere di vista il micro quando osservo il macro. E viceversa.
Tre/Luna Park
Cartoline dal cassetto, marziani sulla ruota, tu mi doni i colori che avevo non dico dimenticato ma riposto in naftalina tra i lecca-lecca e le corse d’estate. Tu mi riporti in voga il calcetto e l’altalena, perché non posso essere madre senza tornar bambina.
VBM







