POESIE D’EROMA – due amori al contrario

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UNO

Verso d’uccello in gabbia
la tua signora Adele
dal pianerottolo canticchia
ma non consola.
Dolcetti halloweeniani
scioglie senza peccato.

Tra le sue mani Adele ha ali
che a sforbiciate
fissò l’altro ieri alle grate.

Perdono ha chiesto Psiche
quando si è rotto il lume
che l’accomuna alle vergini
stolte ma zuccherate
– che inzaccherata Adele
sul fondo della tazza
legge il bisogno
(e la carenza ti sia lieve).

Disegno a pennelli.

DUE

C’è una cosa morta sul marciapiede.
Non so dire se sia un rospo o un uccello

se sia già stata un pullo o un girino
la cosa che adesso non è più tale.

Solo un dettaglio nel macromotore
minimo accumulo privo di nome.

Ci sono le lumache in Corso Dante
nel mezzo del cammin di nostra vita.

Che poi la fretta ti porta alla soglia
prima degli altri ma non vinci niente.

Valeria Bianchi Mian

 

IDEALI – una poesia

 

Quella vecchia storia del gabbiano

l’Albatross del marinaio

che fu maledetto da Life in Death

ed ora è VitA MORte quotidiana.

Ali per le idee son per me ideali

che da buona adulta oggi reggo

in aquilone ai piedi sulla terra.

Diversamente cosciente

dei passi falsi – il briccone Ermes!

trascrivo-leggo-riscrivo

 

messaggi traduco e rilego

in gassa d’amante doppia.

È l’ambivalenza dell’essere

un poco in ombra alla mera luce

puro barlume di vera nerezza.

 

Valeria Bianchi Mian

 

 

 

PSICOGENEALOGICAMENTE/1 – #scritturebrevi

 

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Appunti sparsi.

LA SCUOLA

Il balcone fiorito e il fiore all’occhiello. Mio nonno coltivava sogni dentro i quaderni in appunti sparsi e poi radunava barlumi di coscienza in costellazioni. Voleva conoscere tutto dei cieli, delle nuvole e degli astri. Nel giorno in cui la scuola fu portata via da un tornado, come la casa di Dorothy nel regno di Oz, il nonno indossava una rosa appuntata al bavero liso della sua giacchetta. Giovanni e i suoi compagni non si trovavano dentro l’edificio in quel momento, perché la temibile maestrina dalla penna rossa, capace di terrorizzare i bambini con un solo sguardo, si era sentita male proprio la notte precedente la catastrofe. A ottanta e passa anni il nonno si ricordava ogni dettaglio di quel giorno a metà strada tra la festa e la disperazione.

LA GITA

Certe Pasquette e certe estati di settant’anni fa, quando mia nonna Angela, la donna che non ho mai potuto incontrare, conduceva la banda lungo sentieri che non conosco ma che in qualche modo oscuro sono arrivati sino a me oggi mentre guardo il bosco dalla finestra e penso: il viaggiare umano per le strade della vita è questione di scelte tra ingorghi di caos.

L’AMORE

Un 25 aprile eternamente fissato nella storia della mia famiglia e la liberazione del sentirsi innamorati come non mai, e c’era la guerra e adesso non c’è più, mi ami anche tu, è così difficile trovare l’anima sorella e sposa, la gemella con la quale condividere gli intenti indigeni ignoti imprevedibili e i già detti la noia l’attesa la consapevolezza dell’essere ormai polvere che si posa sulla balaustra del mondo, e i figli e i nipoti e i pronipoti all’orizzonte verso dove, fino a quando…

AMLETICA – memento/2 poesie

Immagino l’uomo teso all’oltre-uomo
ambiziosamente imperante, perfetto
geneticamente modificato, a effetto.
Di ogni gesto è il padrone, re del DNA
Dio sulla Natura, il signore Assoluto.
Gli alberi del futuro cresceranno dritti
in fila indiana marionette, con regole
precise l’orma dell’uomo sulla forma.
Gli animali estinti e quelli sopravvissuti
popoleranno gli zoo in terre asettiche.
L’amore sarà matematica, eugenetica.
Non ho niente da insegnare a nessuno.
Ho soltanto il sentore del sentimento.
Ho la visione del visualizzare la vista.
La percezione del percepire la pietra.
So
che l’irregolarità, l’errore, lo sbaglio
sono gli ori, i rei tesori della sapienza
e so
che quando la perfezione si rivelerà
geneticamente dotata d’imprevedibile

io sarò tra quelli
che ridono per ultimi.

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Ph. credit: Maurizio Puato – Cogitazioni Spazio-Temporali

 

LA NUOVA ODISSEA

Anomia incede, regale, e sale al trono. Chi sono io, chi sei tu? Tu sei Tutto, dichiara Anomia. Io sono Nessuno, risponde l’eroe contemporaneo. Gli hanno diagnosticato una demenza, poveretto. Un quadro misto, appeso al muro del Tempo, a effetto. Mormorii nella sala, commenti sotto tono.
Dice: il male di vivere senza coscienza la vita, ché la partita del soldo, del cavalcare l’onda, la politica priva d’etica, il chiudere gli occhi, il sentirti speciale, l’adeguamento pratico all’estetica dell’ultima tendenza, a posizioni socialmente utili, e le devastazioni, e il grido della simia dei che siamo noi.
Anomia se la ride di gusto ma non fa testo.

PER UN SOFFIO – due poesie

i.

il vento tesse il mondo con un filo
dalla cruna l’anima ci passa al pelo
lo spirito più alto apprende il volo
da briciole o minuzie e come il melo
al seme piccolino toglie il velo
e cresce poi spavaldo fino al cielo.

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Ph. Luciano Borgna – io e Seb con soffione gigante 

II.

chi sei sei sei?
nello specchio il cattivo coniglio
del bianco il nero figlio
del nero le corna e il bargiglio
il canto del gallo che svela
nei buoni la più veritiera
menzogna sul far della sera.
nessuno ne è immune
o esente, ché il lume
Lucifero no non si pente.

chi sei sei sei?
son io sono te siamo noi
tutti siam bigami eroi
sposati alla luna e ad al sole
amici nemici in ferita che duole.

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Dalla mostra “Elfi, giganti e altre creature” – progetto mio