BENVENUTO AGOSTO! – e quel che mi dona l’estate

Agosto: come ogni anno si raggiunge il livello massimo di pirateria e selvatichezza. Un mese ottimale per riprendere il controllo del vascello, per tagliare le corde che legano alle quisquilie, per lucidare ottoni e legni, per oliare il timone, per abbassare qualsiasi timore.
Non è vacanza, lavorando online, ma è la possibilità di operare da un luogo che si chiama Ovunque. In questo Dove e Quando ogni giorno è buono per rigenerarsi.

Un solo evento e tante parole da scrivere: poesie e prefazione per l’antologia che sto curando, un articolo per la rivista online Poetry Therapy Italia, gli articoli per Poesie Aeree – poesieaeree.com e per Tarotdramma.com, un racconto (con calma) e i primi capitoli del nuovo romanzo (con molta calma).

Da ragazza adoravo l’estate. Ore e ore stesa a friggere il corpo al sole. Adesso è tutto un fruscio di ombra e vento, per lo più, con qualche rapido passo di danza nel centro del fuoco – come una salamandra alchemica, ogni volta che occorre trasmutare qualcosa lungo la via arcana.

Il 30 agosto sarò tra gli ospiti del BORDIGHERA BOOK FESTIVAL insieme a Daniela Mencarelli Hofmann per parlare di donne nei romanzi noir.
Con me, “L’angelo di sangue”, Edizioni del Capricorno. Questo libro mi ha già regalato diverse soddisfazioni, tra le quali un bel secondo premio al Garfagnana in Giallo, sezione classico.

Luglio è finito con un bel Lab dedicato a POESIA E TAROCCHI.

Ecco qualche immagine:

Le immagini si riferiscono al Lab che ho condotto per Le Muse – Festival al Femminile * Ringrazio Daniela Mencarelli Hofmann per l’ospitalità e tutti gli ospiti per la partecipazione affettuosa.

«Alla fine degli anni Novanta, subito dopo la laurea, ho cominciato a intrecciare il lavoro artistico, narrativo e poetico alla simbologia alchemica, argomento che avevo ampiamente trattato nella mia tesi di laurea, dedicata al processo ermetico femminile e alle carte dei tarocchi. La mia passione per la simbologia mi ha portata a esplorare gli scritti di Jung e di Hillman. Sono arrivata alla psicologia archetipica, grazie al professor Giorgio Girard, filosofo del pensiero e della psicologia cosiddetta debole, un filone che in poche parole ci rimanda all’apertura e alla elasticità della psiche.
Il Tarotdramma® è nato come psicodramma immaginale e sociodramma con i tarocchi, ma ha oggi una complessità che è cresciuta nel tempo diventando un modello specifico. Ho iniziato a condurre laboratori e gruppi con questo metodo nel 2000 e anche esperienze Tarot Telling, cioè di creazione di storie o poesie con l’uso delle carte. Successivamente, ho cominciato a proporre la creazione artistica e poetica di immagini, perché ai partecipanti piaceva l’idea di portare a casa un elaborato. Ho anche creato io stessa un mazzo di carte per la silloge uscita con Miraggi nel 2020, Vit(amor)te e in seguito sceneggiato mazzi di carte metaforiche per la casa editrice White Star.
Il termine “tarotdramma” descrive un incontro tra psicologia, psicodramma e tarocchi, mondi apparentemente distanti. Uno spazio-tempo in cui narrazione corale, individuale e percorsi poetici con le carte creano davvero una specie di “teatro della coscienza.”
Insomma, fare un’esperienza di Tarotdramma significa affrontare un viaggio nell’inconscio…
Ti faccio un esempio, la carta numero zero, il Matto: il suo è un viaggio, non è eroico in senso stretto, piuttosto un vagabondaggio, una ricerca. Una specie di discesa negli inferi senza spade e armature, senza una vocazione alla vittoria. Il Matto è la prima carta e l’ultima di una danza archetipica, lui porta il vessillo del numero zero, la bandiera della cosa di poco conto, in un cerchio di ventidue elementi che come contenitori cangianti accolgono e rimandano ognuno a una molteplicità di altri elementi. L’amplificazione è inevitabile quando abbiamo di fronte certe figure che si prestano così bene a essere qualsiasi cosa possiamo e vogliamo leggervi dentro. Matto, Mago, Papa e Amanti, Diavolo e Luna, Sole e Mondo, tutti i personaggi arcani possono essere interpretati e rappresentati più e più volte in centomila modi diversi, pur ruotando sempre intorno a quel perno che offre non una definizione rigida ma una traccia. Lo ha scoperto per primo Calvino, quanto possono essere irriverenti i Tarocchi di fronte ai nostri tentativi di organizzare i simboli in modo schematico.»
Intervista che Daniela mi ha fatto per Noidonne: Mi presento: sono Valeria Bianchi Mian, psicologa, scrittrice e poeta NoiDonne https://share.google/881F3gPKTwKjjZVqk

#costarainera
#liguria
#tarotlovers
#poesiacura
#lemusefestival2026

Foto Laura Mingione e Daniela Mencarelli Hofmann

#itsapirateslife
#booksandlove
#agosto

Siti:
poesieaeree.com
tarotdramma.com
valeriabianchimian.com

LA FIGLIA DI CIRCE – poesia e magia

LA FIGLIA DI CIRCE – O: DELLE ARTI DELLA MAGA NELL’ODISSEA

All’epoca di Ulisse l’uomo aveva una necessità: quella di domare la natura selvaggia, per cui l’eventualità di una trasformazione da essere umano a “bestia” era certamente una regressione agli istinti, al mondo dell’inconscio, in un momento di sviluppo culturale fuori dall’abbraccio di Madre Natura. La Neocorteccia è una conquista evolutiva. Oggi che abbiamo abbondantemente razziato la terra e ci siamo fatti largo come bulldozer sui territori delle altre specie viventi costruendo il nostro illimitato e pretenzioso ambiente, l’arte di Circe sarebbe un dono miracoloso e utilissimo.
Ipotizziamo che Cassifone, figlia di Circe e di Ulisse, possa aver ereditato dalla mamma la capacità di mutare l’umano in animale. Avrà ucciso veramente il fratello-sposo Telemaco e il padre Ulisse? Ipotizziamo per un attimo di no. Ne nasce una favola dedicata a tutti gli amanti della natura.

*

Ho sposato Telemaco, mio fratello
ma non uccisi né lui né il vecchio Ulisse
nonostante qualcuno di me poi disse
che porto sulle spalle magre un fardello
di violenza da rispedire al mittente
di rea vendetta dal passato al presente.
Apro la finestra e osservo il vasto prato:
son io la sola padrona del casale
nel quale vivo con più d’un animale.
In effetti, dalla mamma ho ereditato
l’arte di trasmutare gli uomini in fiere
cogliendo degli stessi le ombre vere.
Non uccido maiali e nemmeno polli
mi nutro di uova e di verdure fresche.
Lungo il sentiero semino le mie esche
per catturare cacciatori sui colli
e fare di loro elefanti, oche, buoi:
la fauna mista di tutti i paesaggi tuoi.
Perché io questo tuo mondo lo saprei
…
ripopolare
…
di animali già estinti e da cortile.
Avrei qualcosa di vitale da fare …

V. (dal mio primo testo poetico sempreverde, edito nel 2014, oggi libero da diritti)

Ci vediamo oggi pomeriggio a Costarainera per il Laboratorio di poesia oracolare con i tarocchi che condurrò all’interno del Festival Le Muse.

Link: https://www.facebook.com/share/1GSzoptcYa/

#poesiamagica
#circe
#poetrytherapy
#lemusefestival

INNAMORARSI DI NAPOLI (di Ercolano e Pompei)

* Inevitabile colpo di fulmine a ciel sereno nel vento caldo della sera sul Tirreno. Un amore marinaio tatuato, scritto e riscritto sul muro sbrecciato. Un amore bollente al cuoppo di mare, un ciuffo scugnizzo, un verso da cantare.

* Inesorabile attacco pirata che Napoli spacca a metà, una serenata al respiro affannato, vorace, poco forbito, sfacciata città. Un pirata a piedi nudi e nudo ventre, un Cristo s-velato. Un pirata di sangue santo, di teschi in ascolto, di ex voto alla Dama del bianco sepolcro. Una pirateria alla brace di forno, un pomo rosso fuoco di lava e d’incanto – a contorno.

* Bellezza sfregiata, magica malìa. Bellezza che afferma la libera via.

*

A proposito di Ercolano e Pompei

“Perché la psicologia per me è aprire le ostriche e pulire le perle, cioè (metaforicamente) recuperare e portare alla luce e indossare quotidianamente la vita dell’immaginazione che può non redimere la tragedia, non lenire la sofferenza, ma può arricchirle e renderle più tollerabili, interessanti e preziose.“
(James Hillman, in: R. Mondo, L. Turinese (a cura di), Caro Hillman… Boringhieri)

Il mio cuore tra le pietre antiche. I miei occhi dentro la Storia. Quell’immagine dolce e dolente che permea la mia anima. La facoltà innata della visione: ascolto voci, vedo volti, riconosco vissuti in ogni angolo, dietro ogni soglia. Io c’ero quando il Vesuvio ha divorato il mondo. Ero la fanciulla in fuga, il cane alla catena. Immedesimarsi è un’arte che non produce niente: è il profondo sentimento dell’essere ovunque.

*

Ogni luogo ha un’anima. Ci sono luoghi dove l’anima è tutto il mondo. Ci sono posti così commoventi da destare in noi nuovi mondi. Ci sono luoghi malinconici che cantano un canto tragico e al contempo danno alla vita un abbraccio poetico e tu dici siamo qui, noi, ora, e possiamo essere.

«Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia ai posteri. Non ho visto finora cosa più interessante di quella città.»
(Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)

“Occorre far vivere le immagini, perché le immagini, e specialmente le immagini di animali, sono figure di dèi: sono viventi, ci parlano. (…) Quel serpente che viene nel mio sogno è innanzitutto un serpente, prima di essere un’altra cosa. Ascoltiamo allora cosa ha da dirci.” (James Hillman in: L’immaginale, n.8, anno V)

[Pompeii, luglio 2026, ph. L. Borgna]

C’erano gli animali a Pompei.
C’erano i cani alla catena, rei
d’aver difeso la casa umana
di non aver scavato tana
che fosse un po’ meno aperta
per scampare a morte certa.
Gli animali vittime a Pompei
misconosciuti dagli dei
non son compianti, nel letale
danno per mano naturale.
Cavalli, conigli, stormi alati
pavoni, cinghiali e altri ungulati.
Cancellazione umana-animale
per causa infuocata naturale
niente a che fare con altre
moderne devastazioni sorte
per via del vulcano affamato
nel cuore dei capi di stato.
Però quando un popolo intero
di colpo non esiste più è vero
che penso al senso unico Vita
una strada che scende in salita.
E alla fine è quel cane alla catena
il saggio che già conosce la pena.

V. Pompei, luglio 2026.

LA DONNA ALAMBICCO – per Amedeo Modigliani

Ringrazio di cuore Le Cicale Operose per questa segnalazione di merito. Ecco la mia poesia dedicata ad Amedeo Modigliani – una crasi tra le signore dal lungo collo in stile africano e la Madonna alchemica del Parmigianino.

* (Maudite)

La donna alambicco contiene il Tutto

lo sperma e il lutto

si fa calice di vino

per Eros alato in azioni e omissioni

per le digressioni mortali dell’Uno.

Passeggia, altera, il capo tra i nembi

dimena i bei lombi

e a rotta di collo

conduce il pennello dritto al centro

del petto – il tormento – al tracollo.

Lui ha il fuoco dentro e l’eleganza

dilaga nella stanza

attraverso le sue mani

come vaso al tornio la plasma ora

dama belle époque, signora domani.

Mentre siede al tavolo del solito Cafè

l’artista stesso è re

il soggetto ritratto, regina

contenuto al contenitore equivalente

soffio creativo dell’anima marina.

Unione è androginia incarnata

amata amante

madrefiglia del mondo

virtù arcana nella trama – abbi fede

nel femminino eterno – nel rotondo

vaso di grazia parmigianina

divina cignoide Madonna

gola terrena, maudite.

Nota: crasi tra la Madonna del Parmigianino (detta “dal collo lungo”, 1534-40) come ava delle signore di Modigliani, nella danza dell’eterno femminino, tra cielo e corpo, Madama Vaso per artistiche alchimie.

Maristella Diotaiuti (Le Cicale Operose): “L’idea del concorso, del premio, per noi delle Cicale Operose, in sintonia con il significato di questo nome, è sempre stato solo un pretesto, un’occasione per trascorrere insieme una sera d’estate, parlando di poesia e di arte. Infatti, anche quest’anno, al termine della premiazione si azzera tutto, e tutti i poeti e le poete presenti stasera, che hanno partecipato al premio, ci leggono le loro poesie, proprio nello spirito di festa e di condivisione, di amicizia che tanto ci piace, in una visione orizzontale, non gerarchica del fare poesia e arte.”

  • Grazie anche a Federico Tortora e alle giurate Laura Giuliberti, Renata Morresi, Silvia Rosa, Chiara Serani.

{Immagini: La Madonna parmigianina e un ritratto di Jeanne Hébuterne}

LA SCRITTURA COME CURA

Non so se mio padre fosse orgoglioso di me o, per lo meno, abbastanza contento del risultato.
Un 110 e lode con menzione non si ottiene tutti i giorni. Nessuna dignità di stampa, d’accordo, ma da quella Tesi che sfoggiava un titolo già particolare avrei poi ricavato decine di spunti per altri saggi e altri articoli. “L’androgino femmina: percorsi di trasformazione alchemica”, una cosa al limite del delirio, un testo che solo uno come Gian Piero Quaglino in piena botta di passione junghiana avrebbe potuto accettare e sostenere così intensamente, tanto da sollevare le sorti di parecchi punti.
Insomma, mio padre era lì, mezzo sorridente e al contempo chissà dove con quel pensiero sempre un po’ critico. Sempre tanto pieno di possibilità ma troppo attivo per soffermarsi su un’idea specifica e svilupparla davvero oltre un certo grado di realizzazione senza passare Oltre/Altro a bordo della nave dell’ansia.
Il mio stesso limite, un difetto con il quale mi relaziono da sempre. Qualcosa però, dopo averla concretizzata, io la sto nutrendo ogni giorno per non farla morire. La scrittura, per esempio. Ancora di salvezza nel mare della dispersione.
Scrivo per dare al Matto gli abiti con i quali gira il Mondo.